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venerdì 3 maggio 2013

Corso di Canto Lezione 2: La Voce Naturale


Il Canto – Consigli Pratici: La Voce Naturale

A cura di Roberto Ivaldi

La nostra individualità può essere rappresentata da molte cose, come ad esempio la cultura, gli atteggiamenti, l'educazione. Tutte componenti che formano il nostro percorso di vita, rendendoci unici. Anche la nostra Voce è unica, rappresenta il nostro essere più intimo, e dobbiamo conoscerla per trattarla nel migliore dei modi. Chi ama cantare sa certamente quanto sia importante curare la voce, perché possa risuonare al meglio. In queste righe cercherò di spiegare alcuni piccoli concetti fondamentali relativi all'argomento.

Innanzitutto partiamo dalla base: La Voce Parlata.

Parlare è un atto istintivo coordinato da un meccanismo fisiologico. L' aria che giunge dai polmoni attraversa le corde vocali, facendole vibrare. Da questo ha origine il suono. A seconda della tensione prodotta dai muscoli e dallo spazio creatosi tra le corde vocali, il suono varierà in altezza. Infatti, mentre parliamo viene impiegato un flusso d'aria minimo per la vibrazione. Aumentando la tensione delle corde vocali il suono diventerà più acuto. Tutto questo si verifica in modo spontaneo. Lo stress prodotto da una prolungata tensione delle corde vocali (ad esempio chi fa uso della voce in modo continuato) diventa alla lunga logorante per la voce. E' qui che bisogna prendere una serie di accorgimenti.

La Voce Impostata. Ma cosa significa impostare la voce, e a cosa serve?

Impostare la Voce significa realizzare una funzione vibratoria del suono attraverso l'uso di varie risonanze, e ovviamente ad una corretta respirazione. Calibrare infatti la nostra respirazione attraverso l'uso del muscolo diaframma è il primo e più importante passo per capire la differenza tra una voce debole e una voce forte. Per “forte” non si intende intensità a livello di rumore sonoro, ma anzi un sostegno che permette alla voce di poter suonare con pienezza e morbidezza, in perfetto equilibrio. La differenza principale tra voce parlata e voce cantata sta nell'intensità e nella durata dei suoni. Le zone di risonanza servono quindi a gestire e modellare i suoni prodotti, dando vita ad una vibrazione ulteriore che si aggiunge a quella delle corde vocali. Le zone di risonanza, o risuonatori, come le orofaringee (faringe, palato molle - detti risuonatori molli), cavità orali (trachea, seni sfenoidali degli zigomi, seni mascellari, seni frontali, cavità nasali - detti risuonatori cavi), ossa (arcate dentarie, ossa del corpo e craniali, cassa toracica – detti risuonatori duri) si trovano tutti al di sopra o al di sotto della Laringe, il centro di produzione fonatoria del suono, organo fondamentale perché custodisce le corde vocali e il suo movimento in alto o in basso (si consiglia di non alzare mai troppo la laringe né farle fare dei salti, la posizione deve essere di assoluto equilibrio e rilassatezza) permette una corretta emissione sonora. La laringe confina posteriormente con la colonna cervicale che, attraverso il sistema osseo, mette il corpo in risonanza. Detto questo, è importante approfondire quali fattori determinano a livello pratico l'impostazione della voce.







A livello di gestione del fiato abbiamo una corretta espirazione, con un flusso di aria continuo e dosato con la giusta misura, il controllo della respirazione, dei muscoli addominali e l'espansione toracica.

A livello di tecnica vocale bisogna imparare a riconoscere quali risuonatori utilizzare e come; inoltre è importante saper gestire il movimento di organi come lingua, palato, gola e labbra per modulare i suoni e mantenere le risonanze che stiamo utilizzando, in modo che le emissioni prodotte risultino precise e mai forzate. Cantando con la voce impostata si avverte una sensazione di vibrazione continua che varia a seconda della cavità utilizzata nella risonanza. 
Impostare la voce significa cantare in modo completo, sicuro ed efficace. Importante specificare che questi sono movimenti naturali e quindi la difficoltà risiede solo nel comprendere a livello teorico tutti gli elementi esposti, che appena testati risulteranno intuitivi. Troveremo quindi subito facilità di esecuzione e grande sollievo a livello fisico, perché avremo centrato un equilibrio perfetto con la nostra emissione vocale. Importanti anche alcuni consigli per la cura della voce come non parlare troppo forte, non imitare la voce altrui, evitare di urlare, non parlare con la testa abbassata per evitare di intralciare la laringe, imparare a respirare con il naso, restare in silenzio ed evitare di raschiare la gola.

Ovviamente da Insegnante di Canto consiglio sempre di frequentare un corso serio per imparare questi e molti altri elementi, che io cerco di esporre con scopo puramente informativo. Ricordo a tutti i lettori che per informazioni, chiarimenti, dubbi, e approfondimenti di ogni genere potete contattarmi in privato, sarò felice di mettere le mie competenze a vostra disposizione.

In conclusione, per capire la natura della propria voce è fondamentale osservare con attenzione tutti gli elementi che la compongono. Solo così saremo in grado suonare al meglio lo strumento più meraviglioso e complesso...La Voce.




Roberto Ivaldi - Biografia




Roberto Ivaldi è un Insegnante di Canto. Vive a Milano.

Il suo registro vocale è di Tenore Leggero e Lirico. La poliedricità della sua voce, unita agli studi approfonditi, lo rendono un esperto di tecnica vocale e uno sperimentatore della voce cantata.
La sua formazione Musicale avviene a Genova, dove oltre agli studi accademici, frequenta corsi di canto lirico, canto moderno, Soul, Blues, Jazz, Spiritual e Rock.

Completati gli studi, inizia a collaborare con una importante casa discografica come corista per artisti professionisti e porta avanti il suo progetto musicale attraverso una serie di esibizioni live in Italia e all'estero.

Vanta importanti collaborazioni in studio e live.
Collabora attivamente con diverse scuole di Musica del Milanese, in qualità di Insegnante di Canto e organizzatore di eventi, tra cui seminari sulla voce.

Dopo avere ideato un Corso di Canto utilizzato a livello nazionale, ha generato un programma personale di Insegnamento del Canto, basato su concetti di anatomia e sulla salvaguardia della voce,unendo elementi di tecnica vocale, in modo completo e ed efficace.
Il suo metodo rende l'allievo pienamente consapevole delle tecniche da utilizzare,e lo aiuta a perfezionare tutte le componenti che formano la voce.

E' ideatore del progetto “Rosa Violacea”, che include testi, composizioni, brevi racconti e del progetto “Vox”, con un Corso di Canto innovativo che offre molti servizi agli artisti che lo frequentano.

Insegna diversi metodi di canto: Lirico, Moderno, Blues, Jazz, Pop, Rock, Soul, Blues.
Si occupa di Assistenza e Produzione per Artisti Emergenti e offre Servizi Musicali di ogni genere, tra cui organizzazione tecnica e manageriale.

Lo scopo di “Vox” è quello di creare un progetto che rivoluzioni il mondo della Discografia Italiana. Una nuova struttura che si occupi di scoprire i nuovi talenti del, organizzando dei corsi di formazione per migliorarne le capacità e per mostrare i corretti passi da muovere in ogni fase, fino a seguire da vicino la produzione dei lavori musicali, con supporto tecnico e manageriale mirato a sviluppare e perfezionare ogni aspetto artistico.
Un ambiente che serva davvero alla crescita dei talenti ma senza lo sfrenato interesse lucrativo che spesso frena i sogni di tanti giovani artisti. 


Roberto Ivaldi

Insegnante di Canto
Supporto per Artisti Emergenti
Assistenza alla Produzione
Perfezionamento Tecnico
Sviluppo Manageriale

Tel: 3409870817
Mail: corsidicantomoderno@gmail.com
Facebook : https://www.facebook.com/RobertoIvaldi






 


mercoledì 10 aprile 2013

Corso di canto - Lezione 1: L'Appoggio


Il Canto – Consigli Pratici : L'Appoggio


A cura di Roberto Ivaldi

Cantare è sicuramente una grande passione. Passione che troppo spesso si trascura a livello didattico, preferendo l'improvvisazione allo studio.

In seguito a questo, molte volte ci si chiede : “Con lo studio non si rischia di limitare il talento?” No, lo studio può soltanto mettere in risalto le nostre qualità.
Affidarsi ad un insegnante non è mai una scelta sbagliata. E' opportuno però cercare un professionista che possa realmente esserci di aiuto e che non metta mai i suoi metodi davanti alle nostre esigenze. In questo modo ognuno può sviluppare, in modo autonomo e mirato, le proprie capacità.

Cantare senza possedere una base di conoscenza è profondamente sbagliato. La voce è uno strumento che va trattato con la massima cura e attenzione, un uso scorretto ci può danneggiare, anche gravemente. Meglio quindi partire dalla base.
E la base si chiama respirazione. Con una corretta respirazione troveremo un naturale equilibrio che ci permetterà innanzitutto di valorizzare la nostra emissione, sia parlata che cantata. Eviteremo di danneggiare la voce, realizzando ad esempio esercizi vocali con minor sforzo e maggiori risultati. Ma senza impegno e dedizione tutto questo non sarà mai possibile.


Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare di appoggio con affermazioni del tipo: “se non appoggi non puoi cantare bene!”
Ma che significa?

L'appoggio è un movimento naturale grazie al quale i muscoli addominali aiutano il diaframma a svolgere la sua funzione. Il diaframma infatti è un muscolo che si trova tra torace e addome.


Svolge un'importante funzione respiratoria, e attraverso inspirazione ed espirazione regola il flusso dell'aria. Durante l' inspirazione infatti i polmoni si gonfiano di aria premendo contro la parte inferiore della gabbia toracica, il diaframma si espande allargando lateralmente le costole inferiori lasciando libero lo spazio utile alla dilatazione polmonare. Durante l'espirazione invece, entra in gioco l'appoggio. I muscoli di addome, schiena e torace permettono al diaframma di restare in una posizione ideale di espansione e rilassatezza, permettendo un'espulsione bilanciata dell'aria durante lo sgonfiamento polmonare, in questo modo il suono otterrà maggiore stabilità, da qui il termine appoggio.

Perché dovrei imparare l'appoggio ? Per sostenere la propria voce, che altrimenti subirebbe un'emissione confusa e incontrollabile. La corretta respirazione porta infatti a dosare la giusta quantità di aria necessaria allo sviluppo di suoni stabili, omogenei e di maggiore qualità. Tutto questo ovviamente con l'importante aiuto della rilassatezza fisica, come ad esempio quella delle spalle.

Preciso che questa non vuole essere una lezione (a tal proposito per dubbi, chiarimenti o informazioni potete contattarmi in privato) , mi limito ad esporre concetti per una cultura generale di base.

In conclusione, l'appoggio è un concetto fondamentale per permettere alla voce di esprimersi liberamente e al meglio. All'inizio potrebbe sembrare difficile ottenere stabilità nella respirazione e nei suoni, ma vi assicuro che è un percorso del tutto naturale.


Biografia di Roberto Ivaldi


Roberto Ivaldi è un Insegnante di Canto. Vive a Milano.

Il suo registro vocale è di Tenore Leggero e Lirico. La poliedricità della sua voce, unita agli studi approfonditi, lo rendono un esperto di tecnica vocale e uno sperimentatore della voce cantata.
La sua formazione Musicale avviene a Genova, dove oltre agli studi accademici, frequenta corsi di canto lirico, soul, jazz, spiritual e rock.

Completati gli studi, inizia a collaborare con una importante casa discografica come corista per artisti professionisti e porta avanti il suo progetto musicale attraverso una serie di esibizioni live in Italia e all'estero.

Vanta importanti collaborazioni in studio e live.
Collabora attivamente con diverse scuole di Musica del Milanese, in qualità di Insegnante di Canto e organizzatore di eventi, tra cui seminari sulla voce.

Dopo avere ideato un Corso di Canto utilizzato a livello nazionale, ha generato un programma personale di Insegnamento del Canto, basato su concetti di anatomia e sulla salvaguardia della voce, unendo elementi di tecnica vocale, in modo completo e ed efficace.
Il suo metodo rende l'allievo pienamente consapevole delle tecniche da utilizzare,e lo aiuta a perfezionare tutte le componenti che formano la voce.
E' ideatore del progetto Rosa Violacea, che include testi, composizioni, brevi racconti e del progetto Vox, con un Corso di Canto innovativo che offre molti servizi agli artisti che lo frequentano.

Insegna diversi metodi di canto: Lirico, Jazz, Pop, Rock, Soul, Blues.
Si occupa di Assistenza e Produzione per Artisti Emergenti e offre Servizi Musicali di ogni genere, tra cui organizzazione tecnica e manageriale.

Il suo scopo ultimo è quello di creare un progetto che rivoluzioni il mondo della Discografia Italiana. Una nuova struttura che si occupi di scoprire i nuovi talenti del paese, organizzando dei corsi per migliorarne le capacità e per mostrare i corretti passi da muovere, fino a seguire da vicino la produzione dei lavori musicali, con supporto tecnico e manageriale mirato a sviluppare e perfezionare ogni aspetto artistico. 


Un ambiente che serva alla crescita dei talenti ma senza lo sfrenato interesse lucrativo che spesso frena i sogni di tanti giovani artisti.


Roberto Ivaldi
Insegnante di Canto
Supporto per Artisti Emergenti
Assistenza alla Produzione
Perfezionamento Tecnico 
Sviluppo Manageriale





 





 





martedì 26 marzo 2013

The Abyss Gods - "effetto trash" da Roma


By Andrea Galuzzi (Keep on Epic Progressive Thrash Metalling)

Completata rapidamente la preparazione dei bagagli per il mio imminente viaggio a Praga mi dedico (finalmente) alla stesura di questa recensione che da troppo tempo avevo tra le mani; E quale clima migliore di una cupa e umida mattinata piovosa cittadina per scrivere una recensione sugli Abyss Gods? (molti risponderanno “una cupa e umida mattinata piovosa in mezzo al mare”, ma vi chiedo di non rovinarmi la poesia).

Partiamo subito in quarta dicendo che il nome è davvero forte, e non pensate che ciò sia indifferente, poiché un nome con un appeal così forte resta impresso, specialmente per gli amanti (me compreso) di tutto ciò che concerne l’epico o il leggendario. In secondo luogo, volevo sottolineare la particolarità del genere, che alle mie orecchie è stato di difficile delineazione al primo ascolto: quello che dopo alcuni ascolti sono arrivato a percepire è che la sonorità predominante è certamente Thrash, di quello più puro e classico (Metallica Style per intenderci) ma, a partire da questo, si evolve in mille direzioni divergenti.

Il forte “effetto Thrash” percepito è dettato principalmente da tre fattori: la chitarra ritmica, la batteria e la voce (quest'ultima nello stile un po’ slag ricorda il buon Hetfiled). Queste tre componenti insieme piantano le fondamenta del sound degli Abyss Gods, rivelandone le radici grezze e graffianti tipiche di questo stile. D’altra parte (e forse sarà anche il nome a suggerirmelo) si sentono alcune influenze degli Amon Amarth (la mia band Death preferita) soprattutto nella chitarra solista che talvolta esplode in riff alla “Twilight Of The Thunder God” e assoli degni della medesima canzone (assoluto capolavoro, a parer mio, della band precedentemente citata).Tali influenze si riscontrano oltretutto nelle atmosfere che riportano alla mitologia di provenienza molto nordica. In tutto questo è anche presente una spruzzata di progressive, soprattutto nel basso che mi ricorda vagamente quello degli Orphaned Land, gli istraeliani del Progressive Death Metal, ma anche l’effetto generale è molto Prog e mi piace da impazzire.


Questi ragazzi romani hanno molta forza ed inventiva, uno stile tutto loro e un genere che no so bene come definire (la mia idea è Epic Progressive Thrash Metal, ma sarebbe interessante conoscere le vostre idee e quella dei diretti interessati) e stanno cercando di imporsi nella scena del Metal più estremo con grande entusiasmo e, a mio parere, con discreto successo, sfornando anche dei pezzi di grandissima qualità, uno su tutti “Into Destiny”.

Il livello di questa band è davvero alto e amerei vederla live; i consigli che posso dare quindi scarseggiano, loro sanno quello che valgono e quello che vogliono, perciò l’unica cosa che posso dire è di tenere la testa alta e di non perdersi pensando di aver già fatto tutto, anzi, è arrivato il momento di imporsi e di continuare la scalata con il doppio dell’entusiasmo, scrivendo un album con l’obbiettivo di migliorare ciò che è già stato fatto e di consacrarsi. 



 


giovedì 14 marzo 2013

Colapesce - "Un Meraviglioso Declino (deluxe)"


...hai solamente trent'anni ed intorno c'hai il vuoto.
Un meraviglioso declino (deluxe)- Colapesce.

A cura di Flavia Frangipani

Come se stessi rispondendo ad una domanda che nessuno mi ha fatto. La domanda (salto il passaggio in cui ho cliccato “mi piace”) facciamo conto che sia “Perché”? Il perché qualcosa ti piace le persone non lo chiedono mai. Questo è il mio “perché”.Un meraviglioso declino è come uno sguardo dall'alto che scruta la gente. Quella gente che fino a prova contraria, siamo noi. E' un disco pieno di cose.  

Ci sono gesti quotidiani girati con una cinepresa a manovella. E tu solo, muto e impassibile a guardare come da lontano quello che si muove intorno. Giovani rinchiusi in casa come se fosse una libera scelta a condividere tutte le proprie potenzialità inespresse. E l'unica speranza (o paura) è che arrivi qualcosa a stravolgere tutto, a prendersi quello di cui viviamo. Alienazione che è la causa e l'effetto dei nostri tempi. I rifugi che ci costruiamo intorno e lo spazio di cui diventiamo i padroni. Che l'amore sia fatto anche di niente, è un concetto che se da una parte solleva, dall'altra annulla tutto. Cambi di prospettive. Giornate di sole che diventano subito sera. Canzoni semplici, ripetitive, come fossero costruite a caso, ma che se provi a cambiare una virgola crollano, perchè a caso proprio non sono. Ci sono cambi di temperatura, il calore dell'estate siciliana, la macchina rovente, la strada che sputa fuoco, terremoti ed eruzioni vulcaniche per raccontare un viaggio di due persone innamorate. Ci sono le nostre ansie, i turbamenti, lo stress, l'inconcludenza, studi che non pagano tutta la fatica fatta, e il nostro mondo fatto di insonnia, mal di testa e fiori di bach. Vacuità e superficialità che quando non ci riguardano ci circondano. C'è Fossati, ma quello di quando la storia della costruzione è andata male: incompreso, disarmato, fuori posto, violentato, costretto a ricrederti, perso davanti ad un deserto di cose a cui far fronte che pur avendo la capacità di gestire, avvilisce. L'inatteso che rimette in circolo le paure. Analogie per provare a spiegare come ci si sente ad avere qualcosa davanti a sé e non riuscirla a toccare. C'è il cinema. I film che ti accolgono come in universi paralleli e la condivisione di tutto questo che ti riporta alla realtà, sul divano di casa. Ci sono suggestioni, abbagli. Un risveglio di e in un posto qualunque. La sensazione che la notte non sia mai esistita, quando una città si sveglia ma tu eri già lì a guardare, l'attimo prima che succedesse. C'è il mare e l'impressione che il mondo non sia poi così sbagliato. Se vieni da lì lo riconosci subito l'odore e ci si capisce all'istante. Ci sono ricordi, aromi familiari e una normalità da cogliere nei gesti. “Io la notte ancora sto sveglio a pensare al tempo che ho perso e ne accumulo altro (Bogotà) è la fotografia di questa generazione dispersiva. Ma a me piacciono di più i soldatini immersi nel fango ancora lì a sorvegliare un quartiere. Voci chieste in prestito, a rendere perfetto qualcosa che era a tanto così dall'esserlo comunque ( Sara Mazo, Meg). Ad un certo punto possono venire in mente i Fleet Foxes o qualcun altro, fate voi. E tanti complimenti a tutti noi per la cultura musicale, ma non si vince niente. Piuttosto riserviamo questo tipo di attenzione a tutte le tracce, perché Colapesce ha sparso omaggi e riferimenti musicali ovunque (ben più difficili da riconoscere, lì si che ci vuole orecchio). Un po' come gli Uomini-libro di Truffaut che per non lasciare che quello che amano vada perso, diventano quello che amano. O una cosa del genere...

Tra le righe tante citazioni, per rendere la comprensione dei testi (a chi ne abbia voglia) un'impresa un po' faticosa, giusto per il gusto di farlo, ma senza pretese. Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto. Ma se tu possiedi i pezzi mancanti, ricomporre viene naturale. E altrimenti fa lo stesso. L'opzione “ascolto facile” resta comunque. E ad alcuni basta così. Ora il suo declino, oltre che meraviglioso, è diventato deluxe. In più anche undici cover. Si passa da Leo Ferrè a Michael Jackson, da Venditti ai My Bloody Valentine, 883 senza Repetto, ma soprattutto Repetto senza 883. Scelte apparentemente e forse profondamente insensate. Non c'è niente da capire. E'qualcosa che è esattamente quello che appare.  Funzionano tutte, comunque.


“Niente di originale, il solito indie...” Etichette di chi ama il gioco “a chi arriva prima”. La verità è che la musica la fa anche chi l'ascolta. E al massimo, a volte, i soliti siamo noi. Lorenzo Urciullo, è lui Colapesce.  Così  a occhio, sembra uno di quelli che ti aprono lo sportello della macchina. Gentilezza tutta siciliana nell'accennare un inchino ogni volta che finisce di cantare. Dal vivo vale anche di più. Ce le ha negli occhi le sue canzoni. E ti tocca restituirgliele, perchè in quel momento ti rendi conto di quanto siano innanzitutto sue. Ecco. Perché Un meraviglioso declino è più o meno questa cosa qui: un disco di quelli che ad un certo punto smettono di essere di chi li ha creati e diventano di chi li ascolta. Uno di quelli che ti ricordi esattamente il momento in cui hanno attecchito. Perché le cose veramente belle, belle come è bello questo cd, non ce l'hanno proprio il potere di piacere subito. Quel qualcosa in più arriva dopo e tutto insieme.
Di questi anni, in cui ci siamo persi tra connessioni, condivisioni, ipad e telefilm, qualcosa deve pur rimanere.Fate uno sforzo, cercatevi. In qualche modo, siete tutti qui dentro.

Il nuovo video : “Anche oggi si dorme domani"


 








martedì 26 febbraio 2013

Sonic Flowers - "In Altitudine"

Sonic Flowers

sonic flowers - in altitudine

Questa settimana su Stampa Alternativa , abbiamo una band molisana proveniente dalla provincia di Campobasso


di Gennaro Guariniello


I gruppi di riferimento dei Sonic Flowers sono  Marlene Kuntz e Verdena su tutti. Si rifanno a quell' essenza di rock italiano anni 90/2000, e si aggrappano con tutte le loro forze ad un sound rugoso, distorto e pieno di feedback. 

Brano d’apertura dell’Ep è “Extralunare”, chiara citazione (già nel titolo) al gruppo Bergamasco, "illudi visioni lunari e crei disturbi mentali", la voce di Giovanni Amicone si destreggia tra il basso e la batteria senza mai eccedere.

“Numero 5” ha una pasta sonora differente, qui la sezione ritmica diventa più cattiva, dando al brano un’aria a tratti incazzata e “insofferente”.

La terza traccia è “Nuova pace”, qui si apre a una mistica interazione tra basso e chitarra che ricorda i Marlene Kuntz degli esordi.

Segue “Il delirio del presidente Schreber” una manifestazione del nonsense poetico, onnipotenza, ritmo frenetico, voce delirante al punto giusto e un'incalzante sezione ritmica nel finale.

La title track, “In altitudine” forse il brano che “suona” meglio rispetto agli altri, complice il testo e l’interpretazione più sentita; un riff semplice ed efficace fa il resto.



Oltre al già citato cantante Giovanni Amicone, il gruppo di Campobasso è composto da: Alessio D'Ascenzo al Basso, Daniele D'Ascenzo alla Chitarra e Marco D'Aulerio alla Batteria.
Cinque tracce ben realizzate.
Brani come “In Altitudine” e “Nuova Pace” possono essere una buona base di partenza per i Sonic Flowers; cercando una propria identità possono uscire dal limbo del gruppo clone; hanno talento, creatività e sono dotati di una buona tecnica.
Tutti ottimi presupposti per una crescita musicale naturale.
 Provando a percorrere nuove strade (magari non troppo affollate), troveranno sicuramente quella a loro più congeniale!

by Gennaro Guariniello


giovedì 21 febbraio 2013

White MosQuito: dritti al punto, con eleganza...

White MosQuito (zanzara bianca), “Il potere e la sua signora” è il nome del loro ultimo album, uscito nel febbraio 2012 per l’etichetta indipendente Q Label, il secondo lavoro dopo “Personalità nascoste”, uscito nel 2008 e autoprodotto dal quartetto genovese.                               band genova white mosquito
 di Giorgio Sappilo

L’intro di apertura del CD è “Candido” che come un risveglio ad effetto domino dà vita ad uno sciame di zanzare che, dopo 20 secondi di assestamento, si rivela subito conscio della propria natura e suona secondo l’indole che lo contraddistingue. Sporco e grezzo quanto basta lo sciame agisce compatto in un’unica direzione. Una serie di sorpassi e controsorpassi in testa per poi lasciare spazio ad una certa curiosità mista a riverenza che apre la strada alla voce da cui traspare il bianco, ciò che rende il White MosQuito un esemplare dalle rare fattezze. La linea melodica della voce si pone al centro dello sciame fornendo il giusto equilibrio fra la frenesia delle chitarre e la finezza delle parole. Regala saggezza come un esperto capogruppo che dosa eleganza e cattiveria. I White MosQuito offrono un bignè imbevuto di veleno e te lo porgono su un vassoio in legno color panna, senza scordare di sorridere. Il sorriso diventa ben presto una risata compiaciuta e sinistra, mentre chitarre, basso e batteria si inseguono a turno e lo sciame dentro il display dello stereo prende le sembanze delle frequenze del suono. Ovviamente pungenti i testi dei Mosquitos che si sposano con le sonorità appartenenti alla categoria del rock più puro, quello degli anni ’70, quello che non si scorda, nemmeno, come nel caso dei WhiteMosQuito, quando si aprono le porte alla sperimentazione sonora e alla lingua italiana in cui si riconosce la teatralità tipica dei Litfiba e degli Afterhours. L’irriverente “In faccia” è il giusto singolo col giusto video, “Dimmi” è il preludio ideale a “Nuvola”, il pezzo finale de “Il potere e la sua signora” che si rivela un album completo, che non annoia e si lascia ascoltare anche una seconda volta. È il terzo però l’ascolto più significativo: sulla scia delle canzoni più orecchiabili si scopre l’efficacia di quelle che la prima volta passano più inosservate e si legge la coerenza stilistica anche fra i pezzi più spinti e quelli più tranquilli che celebrano la maturità della band. Giorgio Sappilo

Controindicazioni: voglia e curiosità di sentirli dal vivo. 

Consigli: rischiate e ascoltateli.





Nel 2006 il primo lavoro in studio, un promo cd dal titolo "20 grammi", un assaggio del loro potenziale definito dal portale web genovatune.net:"un mirabile equilibrio tra musica e testi".Vengono selezionati per il "cerca talenti" indetto dal comune di Genova e arrivano secondi alle selezioni liguri per "Arezzo wave". L'occasione più grande arriva vincendo il concorso di Radio 19 e IL SECOLO XIX che dà loro la possibilità di aprire il 5 maggio 2007il concerto dei Deep Purple al palasport di Genova,la prima vera occasione diconfrontarsi con un pubblico e con un palco internazionale.Non deludono le aspettative e riscaldano l'ambiente a tal punto da meritarsi i personalissimi complimenti degli stessi Deep purple.All'attività live che inizia a vederli tra i gruppi più attivi del panorama genovese, si affiancano nel 2008 collaborazioni significative con Emergency e Music for peace per la raccolta di fondi e generi alimentari per i bambini dell' Africa.Nello stesso periodo ultimano il loro secondo lavoro in studio dando alla luce, nel giugno 2008,il loro primo album interamente autoprodotto dal nome: "Personalità nascoste".Nel luglio 2008 vengono selezionati come band rock emergente al concorso nazionale Alternative version ,concorso parallelo al festival degli interpreti che dà loro la possibilità di partecipare al festival-stage "L'arte dell'incontro" tenutosi dal 1 al 10 agosto a Tione di Trento e organizzato da Franco Fasano e Fausto Bonfanti,con insegnanti del calibro di Ellade Bandini (batteria), Michele Ascolese (chitarra), Simona Bencini (canto), Maurizio Meo (basso).La band prepara e propone anche una versione
acustica del proprio repertorio, che viene accolta molto bene dalla stampa locale:"le quattro zanzare conquistano sin da subito l'attenzione dei presenti, grazie a brani asciutti ed immediati (Come se, Quello che non vedi),che deprivati della saturazione e della potenza che li veste abitualmente, rivelano un'inaspettata delicatezza”.Nel 2011 c’è un cambio di sezione ritmica e a Sergio Antonazzo (voce) e Matteo Magnani (chitarra)si aggiungono Simone Pani (basso) e Stefano Ruiu (batteria).Tra i quattro c’è un intesa tale che porta subito la band in studio x la realizzazione del secondo album uscito a Febbraio 2012 per l’etichetta indipendente Q Label e dal titolo IL POTERE E LA SUA SIGNORA ,registrato da Mattia Cominotto (Meganoidi) al GREEN FOG STUDIO di Genova.L’uscita dell’album è stata anticipata dal primo video ufficiale dalla Band :” IN FACCIA”,per la regia di Lucio Basadonne (ENTERTAIN studio di Genova).Attualmente la band è in giro per la promozione dell’album con il PUTTANTOUR.


martedì 5 febbraio 2013

La Sicilia alternativa, incazzata e un po' maleducata degli Zoas


band messina
by Alessandro Curci

Gli ZoaS sanno attirare l’attenzione, si. Questi cinque ragazzotti tra il metro e settanta e il metro e ottanta, spesso sgarbati ma con i nasi ancora interi, dall’estate del 2010 si definiscono una ”Alternative/RocK Band From SiciLY”, si presentano con un nome tagliente all’orecchio, un logo simmetrico all’occhio, e menano come dei fabbri. Pochi convenevoli quindi e un bel po’ di decibel.La formazione, tutta proveniente dal messinese, si muove sin dagli esordi su palchi di manifestazioni (alternative e non) di livello nazionale, riscuotendo, a quanto sembra, un buon feedback sia di pubblico che di critica; tanto che il pezzo “Entra nello specchio” viene scelto dall’etichetta statunitense Qiuckstar Production e va a finire nella compilation Rock 4 Life (in vendita su Amazon e iTunes), portando tanta soddisfazione agli ZoaS ma neanche un euro nelle loro tasche. Spirali di una Rete che forse non fa ancora il suo lavoro. Gli ZoaS, invece, il loro lavoro lo fanno, e discretamente bene; tanto che nel Marzo 2012, dopo qualche rimaneggiamento della line up originale, esce Babykilla: primo EP ufficiale della band prodotto e mixato al “The Cave Studio” di Catania; 5 pezzi in italiano, con qualche sporadico schizzo inglese e francese, rigorosamente registrati in presa live; scelta, questa, che sottolinea un concetto fondamentale per gli ZoaS come per ogni band che si butta sul serio nella mischia: “Noi suoniamo. Per davvero. Il prodotto, presentato da una copertina psichedelicamente irriverente e uno shooting fotografico al limite dello sport estremo, si apre con il brano “Burlesque”; il pezzo, accompagnato da un ottimo video pubblicato su youtube, suggerisce in toto la dimensione artistica in cui si muove l’intero lavoro degli ZoaS: schietto, convulso e irritato rock; uno scuotimento costante su corrente alternata che incastona melodie taglienti, a volte stridule e spesso isteriche, con spunti ritmici e metrici di sovente imprecisi, si, ma sempre interessanti, il tutto adagiato su un tappeto di influenze di tutto rispetto. Più maturo e strutturato delle precedenti registrazioni - probabilmente anche grazie alla presenza del tastierista “tuttofare”, elemento aggiunto alla formazione di partenza -“Babykilla”, ascoltato a ripetizione, è un viaggio allucinogeno, onirico, arrapato, incazzato e ironico di un Bianconiglio tutto italiano; impegnato in uno slalom tra sociale, occupazione, fattanza, eccitazione e irriverenza.Gli ZoaS, con “Babykilla”, danno all’ascoltatore un prodotto interessante, dall’impegno artistico tangibile; i testi e lo stile del cantato sembrano voler essere la “ciliegina dell’iceberg” di un intero comparto melodico e sonoro con decine d’influenze, tanto che la definizione di alternative/rock band protegge l’intero progetto da etichettature più settarie che, per ora, sarebbero in qualche modo errate; ma che allo stesso tempo sottolinea lo status generale della band: un progetto che deve dare ancora il meglio sia sotto il livello tecnico che poetico.Babykilla va però ascoltato, interpretato e riascoltato, tenendo sempre a mente la nascita dal vivo di questo EP: importante variabile viscerale per la band che vuole dimostrare la sua vera identità, ma strada difficile da percorrere senza errori (soprattutto tecnici) sino alla fine.Gli ZoaS sono: Tommaso Trio al basso, Fausto Ruggeri alla chitarra e synth, Saverio Curcio alla batteria, Giuseppe Lizio alla voce e Filippo La Marca alle tastiere e synth; e sono da conoscere.
 Alessandro Curci

martedì 8 gennaio 2013

Le scimmie Astronauta: una nuova band da scoprire

Stampa Alternativa:ogni settimana una nuova band dall'underground

scimmie astronauta

La prima cosa che viene in mente guardando la copertina di questo e.p. (cambiano i tempi... con due tracce una volta non si sarebbe parlato di un singolo?) è "The lemon lp" dei folli Hot Head Show di Copeland Jr., o un noto singolo di una band irlandese di portata planetaria. Ma le somiglianze finiscono lì.


Tutt'altra storia quella de Le Scimmie Astronauta: da bravi siculi, questi primati spaziali sanno che i limoni verdi non sono quelli non ancora maturi, ma una specie a parte, aromatica e deliziosamente asprigna, proprio come l'interessante rock elettronico dai groove potenti e dalle melodie accattivanti aromi che salgono su dal naso e verve che picchia allo stomaco. La prima impressione che si ha ascoltando le due tracce in free-download su:

http://lescimmieastronauta.bandcamp.com/  

(segno di gradita generosità, in tempi di crisi) è infatti la grandissima propensione melodica, che non cede di un millimetro a una spessa corposità di suoni e di energia. La scrittura rimanda a certe perle belle e pregevoli di scimmie altrettanto lontane e improbabili (artiche?), e la produzione artistica di Steve Lyon (Depeche Mode, Bugo, The Cure, Paul McCartney, e vojo di'!), giustamente evidenziata come medaglia in copertina, fa il resto: suoni accuratissimi e ad alto contenuto tecnologico, per un sound che risulta deliziosamente memore della lezione dei Subsonica (quelli più cattivi, però) e risalendo alla lontana dei maestri Depeche, appunto.


Cosa aspettarsi dai prossimi passi di una band che parte con un prodotto di livello così alto? Forse una maturazione ulteriore nella scrittura dei testi? No, no, no, gente... Il limone verde è già maturo e perfetto così, è una meravigliosa specie a parte. Bisogna imparare a capire che 'sta roba che mettete nelle cuffie, magari, serve anche e soprattutto per farci divertire, godere. (Lo dicevano anche gli Stones, no?) E i nostri quadrumani cosmici, in questo, sono nati maestri.


by Antonio Pisacane

sabato 15 dicembre 2012

Blogger: Indierockbands - Tutti i post


A primo impatto, senza ancora aver ascoltato il disco, a sentire il nome di El Matador Alegre ci si aspetterebbe un album giocoso in stile Gogol Bordello, ma qui è tutta un’altra storia. Ispirato direttamente da tutta la scena grunge di Seattle, nostalgica e perennemente incentrata in quel mood depressivo, con l’aggiunta di un’ impomatata di sound elettronico ecco che il nuovo lavoro de El Matador prende vita. Dodici  pezzi, tutti scritti e cantati in inglese, ben strutturati, dove la voce si anima e come un bisbiglio ci avvolge in un caldo tepore dal quale non vorremmo svegliarci più. Dovreste mettervi le cuffie, partire senza destinazione, caffè nero bollente alla mano, alla scoperta di questo meraviglioso lavoro e magari con un po’ di fortuna scoprirete anche cose di voi stessi che fino a questo momento non conoscevate. Buon viaggio. Crazymary 

  "El matador alegre è quello che succede quando l’alt-folk incontra un’indietronica punta-e-clicca composita e venata di nostalgia. Nei suoi brani le ritmiche ipnotiche e semilavorate cirscoscrivono atmosfere slow-core d’oltreoceano, e un’effettistica appariscente assume la curiosa ambiguità di un esperimento sonoro inscindibile dall’impulso compositivo. I suoi testi sono in inglese e la voce è filtrata come quella di un dj, ma nella sua ideale consolle girano dischi rubati al rock anni ‘90 della scena di Seattle, per l’invenzione di un avventuroso grunge elettronico che alle corde di una chitarra elettrica sostituisce loop e campionamenti."

martedì 4 dicembre 2012

Flerida: estatico desiderio di fare ritorno a casa
















I Flerida sono rispettivamente Michele Diemmi (chitarre e voce) e Federica Melegari (voce). I due musicisti provengono dalla provincia parmense, hanno all'attivo alcuni singoli usciti dal 2009 ad oggi e proprio pochi giorni fa (esattamente il 17 Novembre) hanno pubblicato il loro primo Ep, "Nuclear Emotion". Il lavoro, composto da tre brani, oscilla tra melodie pop-rock e atmosfere prevalentemente acustiche e malinconiche. "Way Back Home", il pezzo di apertura, ha nell'alternanza delle voci di Michele e Federica la sua arma vincente e lo spunto decisamente più interessante: le loro sono timbriche calde, che traspirano sentimento, leggerezza, poggiano su altrettanto delicate linee di chitarra e suonano a meraviglia insieme; sono una sorta di tenero dialogo che finisce per congiungersi in un unico estatico desiderio di "fare ritorno a casa" che esplode nel trascinante chorus. "Spaceship" è una dolce e malinconica ballata acustica su cui la splendida voce femminile dei Flerida offre la migliore performance dell'intero Ep. La sua timbrica vagamente "celtica" fa di questo brano un intimo viaggio onirico che non avrebbe sfigurato in un album dei Cranberries (mi ricorda un pò la loro "Shattered") o dei The Corrs ("Dreams"). Con "Anonymous in Time" si chiude Nuclear Emotion; essa è, a mio avviso, la traccia più accattivante di questo prodotto; si sente, non a caso, una maggiore qualità nelle idee d'arrangiamento: cambi ritmici, una riuscitissima melodia vocale da parte di entrambi (soprattutto nel chorus), chitarre più graffianti che giustificano il mood pienamente "alternative" del brano, insomma una ricerca più accurata della soluzione migliore che ha qui fruttato un risultato di pregevole livello, facendo di Nuclear Emotion un esperimento parzialmente riuscito ma che offre spiragli  più che incoraggianti per il futuro di questa esordiente band parmigiana.        Rentboy'84






martedì 13 novembre 2012

Luigi Ruberti -"Dedicated to Bill Evans":grande lezione di fascino compositivo



LUIGI RUBERTI-Dedicated to Bill Evans

Il primo contatto artistico con Luigi Ruberti, contrabbassista, didatta, compositore ed arrangiatore, avvenne nel libro “ Vesuviewjazz, tracce di jazz in Campania dal 1920 al nuovo millennio ” di Gildo De Stefano.Successivamente, capitò l’occasione di ascoltare i suoi brani originali incastonati nel jazz cameristico di Mosaico ( 2005 ) e gli altri, più recenti, narrati in chiave decisamente hard-bop nel cd Sud a Levante ( 2007 ), che vede la partecipazione di uno dei più grandi trombettisti europei, Flavio Boltro, presente in ben 5 brani su 9 : una giostra di duelli solistici combattuta tra gli assoli pindarici dei fiati e le scale lineari ed essenziali del contrabasso.Due lavori fondamentalmente distanti nelle architetture stilistiche ma, allo stesso tempo, convergenti sulle dimostrazioni di una legittima versatilità per quello che riguarda le emozioni dei flussi sonori compositivi : le tensioni, le emozioni e le prospettive sono un tutt’uno con la mente che si proietta in progetti musicali sempre nuovi. Già, progetti musicali sempre nuovi che portano, ovviamente, a confrontarsi con un qualcosa che non è più il centro sussultorio del suo mondo, il suo contrabbasso …E già, perché un contrabbassista s’incammina, a testa alta e decisa, in un progetto sonoro dedicato ad un pianista, proprio quel Bill Evans che, nella storia del jazz, rappresenta il punto di svolta tra il “prima” ed il “dopo” ? La cosa non deve assolutamente stupire se pensiamo al binomio costruttivo di quale e quanta importanza Evans abbia sempre ed espressamente riservata alla valenza armonica del contrabbasso stesso. Fino al punto di valorizzarlo, nei suoi arrangiamenti, molto più di quanto fosse mai stato fatto prima. Non è un caso, infatti, che il suo indimenticabile trio ha visto sfilare alcuni tra i migliori contrabbassisti che la storia del jazz abbia mai potuto vantare : il geniale Scott LaFaro ( prematuramente scomparso ), l’eclettico Eddie Gomez ed il funambolico Mark Johnson. E se, in principio, era trio, Luigi Ruberti reinterpreta il pianista di Plainfield in quartetto : contrabbasso, tromba e flicorno ( Gianfranco Campagnoli ), Piano ( Mimmo Napolitano ), Batteria ( Giuseppe La Pusata ), vibrafono ( guest Mark Sherman ).Proprio quest’ultimo è decisivo per la sua spontaneità delle improvvisazioni, sia per quello che riguarda l’abilità strumentale, sia per quanto rivesto l’espressività modale e dinamica. Al pianista Mimmo Napolitano, invece, tocca il compito più gravoso dal quale, senza sforzo alcuno, ne esce con la consapevolezza di aver creato una musicalità elegante, precisa, d’atmosfera lirica e passionale. L’ensemble si perfeziona, nell’attività e nella sua struttura, con l’integrazione della tromba e flicorno di Gianfranco Campagnoli che, sotto alcuni particolari aspetti, rievoca magistralmente l’apporto a suo tempo fornito da Miles DavisGli aspetti ritmici, infine, della batteria di Giuseppe La Pusata appaiono sobri, precisi, puntuali tali da rendere il fraseggio musicale facile da “seguire” con l’ “occhio musicale “ che spesso l’uomo non sa di possedere. Illuminanti, a tale proposito, i video “ Luigi Ruberti Quartet Promo “ ripresi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il 6 Dicembre 2009.I 9 brani, più o meno noti ( My bells, Very early, Bill’s hit tune, In peace piece, per citarne solo alcuni … ), costituiscono un lavoro d’insieme che non è una mera rivisitazione delle tracce musicale di Evans, ma una intimistica reinterpretazione della grande ed emozionante lezione di fascino compositivo che il pianista di Plainfield ci ha regalato. E non solo ai jazzisti …
Microbass